Rimini sottovoce, di Alberto Cristofano
  Una confidenza al "Corriere Romagna"
 
Caro Corriere,
non è una lettera da pubblicare, questa: è una confidenza di un lettore fedelissimo ogni giorno sempre più deluso dall'informazione che ci fornisci.
Giorgio Bocca ha detto del giornalismo di oggi che "racconta bugie ad uso dei potenti". Non si tratta di questo.
Il fatto è un altro: che per leggere certe cose importanti come un convegno storico tenuto a Sarsina, si debbono aspettare gli incontri con gli amici che acquistano un altro quotidiano e ti fanno vedere che cosa è avvenuto.
E' soltanto un esempio. Una pagina o giù di lì sul festival del cinema a Roma, fornisce notizie già viste nei tg e lette sui quotidiani nazionali.
Molti giornali "pubblici" fanno sbellicare dalla risate: l'ultimo "Arengo" si apriva con questi titolo: "Liberare l'aria? Proviamoci assieme". Immagino il commento dell'avv. Titta Benzi: "Eh, s'na scureza ad tota la zità".
Su "Tre" mensile di economia s'è letto che la crisi del centro storico dipende da due fattori: il degrado e l'eccessiva presenza di vecchi. Parole di un alto dirigente del Comune nel settore Cultura.



Dunque, se questa è l'informazione ufficiale, c'è tanto spazio per voi.
Basta volerlo, ma ho i miei dubbi. Li ricavo da un'esperienza vissuta proprio con il vostro "Corriere" l'anno scorso. Inviai una lettera che riproduco sotto e che fu cestinata. Ecco perché oggi non vi chiedo di farmi leggere dagli altri lettori, ma soltanto da voi: sperando ovviamente cha almeno vogliate leggermi.
Altrimenti come non detto. E pazienza. Ma poi non lamentatevi che Berlusconi vince.
Alberto Cristofano
Rimini

Copia della lettera del 2007:

Egregio direttore, permetta ad un abituale lettore del «Corriere» di aggiungere la propria adesione convinta all’appello di un gruppo di eminenti personalità della società romagnola, apparso il 4 luglio, affinché nelle pagine del nostro quotidiano tornino i temi culturali nelle classiche pagine ora sostituite dal consueto frullato estivo, metà pubblicità e metà veline degli enti che organizzano gli eventi della stagione balneare.
Lei, caro direttore, per la esperienza fatta, sa ben distinguere fra «mostre, conferenze, presentazioni di libri, convegni» e quella realtà che in apparenza sembra negare, ma che alla fine finisce per ammettere  nella risposta a quell’appello, anche se soltanto tramite una domanda retorica che avrebbe in sé la sua negazione: «vi pare che ci sia altro?».
Ecco secondo lei, par di capire (e mi scuso se ho frainteso), l’«altro» non c’è oltre «mostre, conferenze, presentazioni di libri, convegni». Per mia personale esperienza (ma posso ovviamente sbagliare), sarebbe interessante leggere proprio quell’«altro» che di solito non possiamo leggere o intravedere perché le cronache sono tutte ricalcate sui comunicati ufficiali e sulle dichiarazioni degli organizzatori.
Rimini come città ‘vecchia’ aveva tanti anni fa un trimestre estivo d’eclissi, segnato dal trionfo dell’industria del bagnante, che si voleva incolto ed affamato soltanto di sole e sesso. Adesso le istituzioni pubbliche promuovono cultura, dai festival dell’antico alle notti rosa. I bilanci di queste occasioni nuove ed importanti non sono fatti però dalla voce giudicante del cronista, ma dalle menti che organizzano gli stessi eventi, per le quali inevitabilmente «tutto va bene, madama la marchesa».
Il giornalismo ha abdicato al suo ruolo. L’appello del 4 luglio parla giustamente della necessità di «un serio e qualificato recensore della cultura locale». Modestamente mi associo.
Alberto Cristofano

Post scriptum. A questo messaggio mi è stata data una risposta privata che ovviamente non pubblico.





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