Rimini sottovoce, di Alberto Cristofano
  Capodanno buio sul Corriere Romagna
 

Hanno ragione i ragazzi del "Laboratorio Paz". Non si tratta di una bravata, magari spiegabile con la "noia". L'azione incendiaria contro il barbone della Colonnella è stata qualcosa di più serio. Che nasconde una crisi non soltanto cittadina ma dell'intero Paese.
Ha ragione il direttore del settimanale cattolico "il Ponte" che, nel suo ultimo editoriale, evidenzia la cultura xenofoba dei giovani studenti.
A questo punto non limitiamoci alle denunce. Occorrono iniziative concrete. I giovani del Paz avevano occupato la ex centrale del latte per parlare anche di queste cose, e sappiamo com'è andata a finire. Forse neppure loro, come nessuno di noi, possiede la ricetta miracolosa per risolvere i problemi. Ma il modo migliore per cominciare ad affrontarli, non è chiudere la bocca a chi chiede la parola.
Ha scandalizzato di più i benpensati la loro occupazione di un locale privato, che l'attentato al clochard della panchina. Non è un paradosso. E' la conclusione che si può trarre dalle discussioni lette. Buttarla sulla divagazione ("l'hanno fatto per divertirsi"), significa allontanarsi dall'esame della realtà.
Vorrei mettere a confronto l'azione "delinquenziale" del Paz con la denuncia del procuratore della Repubblica Battaglino, alla vigilia dei suo pensionamento: Rimini è una città con una corruzione diffusa "ancora da colpire".
Con tutto il rispetto dovuto ad un autorevole rappresentante dello Stato e del suo potere giudiziario (uno dei cardini della concezione costituzionale moderna), non possiamo tacere l'impressione di una visione della città come qualcosa che sfugge proprio a chi dovrebbe meglio conoscerla per agire su di essa. Se dopo 18 anni di presenza a Rimini, Battaglino può dire che c'è questa "corruzione diffusa ancora da colpire", ci chiediamo retoricamente che cosa non sia stato fatto per eliminare il fatto così deprecato.
Sapere che esiste la "corruzione diffusa" non dovrebbe significare, per il potere giudiziario, la necessità di mettere in atto gli strumenti che esso possiede per eliminarla od almeno ridurla?





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