Rimini sottovoce, di Alberto Cristofano
  Degrado a Rimini
 

Testo della lettera pubblicata oggi 16 marzo 2011 dal Corriere di Romagna.

Degrado? Scoperta
molto tardiva


Degrado del centro storico di Rimini, che scoperta! Sconvolgente, e tardiva. Per parecchio tempo l’estate scorsa vi abbiamo visto transitare un poliziotto e due militari, uno dei quali era una bellissima signorina. Passavano in momenti in cui non succedeva nulla. Tanto per dimostrare “alli Superiori” che “tutto va bene, Madama la Marchesa”.
Ed adesso, finalmente, Rimini si rivela come è. Ma per cortesia, signori poliziotti e carabinieri, girate fra strade e stradine di periferia, non soltanto sul Corso, andate attorno ai supermercati dove la richiesta di questua, per chi deve rispondere di no, diventa un esercizio non soltanto umiliante, ma purtroppo anche pericoloso: perché, ad esempio, se lasciate l’auto in quei parcheggi che una volta erano custoditi, vi risparmiate un euro (come mi raccontava all’edicola un signore), ma poi ne spendete 60 per riparare il fanalino spaccato...
Anche per il bene di una convivenza in nome della civiltà, bisogna rendersi conto che non tutto è possibile. Bisogna che il controllo del territorio sia costante, continuo, attento. Non sempre servono uomini in divisa, spesso si rende necessario ispezionare in borghese, vedere, annotare, e soprattutto non far finta di nulla.
Invece che cosa succede? Un amico al bar racconta che un certo luogo ha una pista pedonale sempre occupata dalle auto in sosta che impediscono anche alle persone in carrozzella di transitare. Le quali si lamentano presso un corpo addetto alla sorveglianza (non preciserò quale) che un bel giorno decide di mandare uno dei suoi uomini a controllare. Per chiedere a chi stava passando dove diavolo fossero le auto che impediscono il transito, e per le quali era stato fatto intervenire. La pista era libera!
Chi si è sentito rivolgere la domanda, ci ha raccontato di non aver risposto nulla, pur sapendo che quel giorno le auto non c’erano perché era giorno di chiusura del locale. Presso il quale i conducenti andavano (e vanno tuttora) a bersi un buon caffè. Magari incontrando altre persone in divisa che, con la benzina pagata da noi cittadini per l’auto di servizio, scendevano pure loro a ristorarsi, ripartendo poi verso mete lontane da quel locale, dove iniziare o riprendere a lavorare.

Alberto Cristofano
Rimini

 
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