Rimini sottovoce, di Alberto Cristofano
  Ammiraglio da non ammirare
 
Accuse ridicole al Pd di Rimini

L'ammiraglio Cingolani parte sempre in quarta nelle polemiche giornalistiche, ma non rispetta mai la segnaletica stradale, ovvero la Storia. La sua accusa («Corriere» del 21 marzo) al segretario provinciale di Rimini del Pd di aver mentito in qualità di ex comunista dichiarandosi a favore dell'Unità d'Italia, non è per nulla fondata sui fatti che elenca.
In breve, la questione della frontiera orientale italiana si chiude soltanto nel 1954. S'informi l'ammiraglio, ed allora leggerà che dal 1941 la resistenza jugoslava fu divisa fra partigiani comunisti e cetnici serbi, autori di massacri di croati e musulmani.
I cattolici croati, gli ustascia di Pavelic, attuarono una pulizia etnico-religiosa contro i serbi greco-ortodossi. Poi passarono alla guerra antipartigiana, provocando circa un milione di morti, ovvero il 10-15% della popolazione dello Stato indipendente croato. Tra quelle vittime ci sono pure soldati italiani. Un nostro ufficiale scrisse della carneficina di 356 mila ortodossi e di decine di migliaia di ebrei.
Un politico croato l'8 febbraio 1942 scriveva all'arcivescovo di Zagabria: «Nel corso degli ultimi dieci mesi i serbi sono stati uccisi e distrutti in Croazia nella maniera più brutale possibile. [...] Un gran numero di membri del clero, dei preti, dei monaci, e dei membri delle organizzazioni della gioventù croata hanno attivamente partecipato a tutto ciò».
Nel settembre 1943 Istria, litorale Croato e Dalmazia sono annessi alla Croazia, con gran dispiacere di Tito. Il nuovo Stato jugoslavo getta le sue fondamenta il 28 e 29 novembre 1943.
In un libro sulla dittatura ustacia in Croazia, c'è una foto illustrata con questa didascalia: «Nel segno della croce, della pistola e del pugnale, simboli del giuramento ustascia, il Movimento Croato combatterà e vincerà».
Spiace constatare che da noi in Italia ed in particolare a Rimini, oggi molti sognino ancora una vittoria «nel segno della croce, della pistola e del pugnale».
Sono sempre stato seriamente anticomunista, per questo motivo (in difesa del Pd riminese) mi posso permettere di ripetere le parole di Paolo Poli che ho letto su «Repubblica» del 21 marzo, dedicandole all'ammiraglio: «Non è Mussolini che ha inventato il fascismo, ma gli italiani che hanno inventato Mussolini».

Alberto Cristofano
Rimini

Lettera apparsa sul "Corriere Romagna" del 29 marzo 2011
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